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La storia di San Giorgio |
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La Legenda Aurea, scritta dal vescovo di Genova Jacopo da Varagine, fissa la sua figura come cavaliere eroico,
che tanto influenzerà l'ispirazione figurativa degli artisti e della fantasia popolare.
Essa narra che in una città chiamata Selem, in Libia, vi era un grande stagno, tale da poter nascondere un drago, che, avvicinandosi alla città, uccideva con il fiato tutte le persone che incontrava. Gli abitanti gli offrivano per placarlo due pecore al giorno, ma quando queste cominciarono a scarseggiare furono costretti a offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte. Un giorno fu estratta la giovane figlia del re, la principessa Silene. Questi terrorizzato offrì il suo patrimonio e metà del regno, ma la popolazione si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli. Dopo otto giorni di tentativi, il re alla fine dovette cedere e la giovane si avviò verso lo stagno per essere offerta al drago. In quel momento passò di lì il giovane cavaliere Giorgio, il quale saputo dell'imminente sacrificio, tranquillizzò la principessa, promettendole il suo intervento per evitarle la brutale morte. Quando il drago uscì dalle acque, sprizzando fuoco e fumo dalle narici, Giorgio non si spaventò e lo trafisse con la sua lancia, ferendolo e facendolo cadere a terra. Poi disse alla principessa Silene di non aver timore e di avvolgere la sua cintura al collo del drago; il quale prese a seguirla docilmente come un cagnolino, verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li tranquillizzò dicendo loro di non aver timore poiché «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro». Allora il re e la popolazione si convertirono e il cavaliere uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città trascinato da quattro paia di buoi. |
| Origine della leggenda |
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La leggenda era sorta al tempo delle Crociate, e probabilmente, fu influenzata da una falsa interpretazione di
un'immagine dell'imperatore cristiano Costantino, trovata a Costantinopoli, in cui il sovrano schiacciava col
piede un drago, simbolo del «nemico del genere umano».
La fantasia popolare ricamò sopra tutto ciò, e il racconto, passando per l'Egitto, dove San Giorgio ebbe dedicate
molte chiese e monasteri, divenne una leggenda affascinante, spesso ripresa nell'iconografia.
San Giorgio non è l'unico personaggio che uccide un drago: anche ad altri le leggende riconoscono simili imprese,
come ad esempio in Italia san Mercuriale, protovescovo e patrono di Forlì, spesso raffigurato nell'atto di
uccidere appunto un drago. È facile anche confondere san Giorgio, soprattutto nelle icone greche,
con san Demetrio: le differenze tra i due santi sono, sempre per quanto riguarda l'iconografia greca,
il colore del cavallo (Giorgio lo ha bianco, Demetrio nero) e il "bersaglio" del cavaliere (Giorgio
uccide un drago, Demetrio un moro).
Tratto da Wikipedia |